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GEARS TACTICS: RECENSIONE

Scritto da in data 29 Aprile 2020 0 138 Views

A meno di un anno dall’ottimo Gears 5, siamo tornati a trucidare locuste su Sera, ma questa volta ce la siamo presa comoda; niente più terza persona, niente più scatti frenetici e ricariche calcolate al millisecondo, soltanto una lunghissima partita a scacchi contro i maledettissimi vermi. Gears Tactics ci è stato presentato come una sorta spin-off della saga principale: sembrava quasi un titolo minore, creato per soddisfare un’utenza ben precisa, quella che in genere ha un PC bello tosto sulla scrivania e non ha paura degli strategici a caselle. Man mano che uscivano i trailer, però, il progetto sviluppato da Splash Damage assieme ai ragazzi di The Coalition sembrava sempre più grande, curato, e soprattutto visivamente spettacolare, al punto che anche il grande pubblico ha cominciato a desiderarlo, perfino su console. Poi è arrivata la bomba: “Gears Tactics sarà incluso nel game pass per pc“, e da allora nessuno se lo è tolto più dalla testa, noi per primi.

Per chi è familiare con i capitoli principali sarà come tornare a casa: il suono delle corazze metalliche che si schiantano contro il cemento, il rumore della motosega dei Lancer e ovviamente anche i bicipiti ipertrofici dei COG, solo che questa volta è tutto coordinato con la precisione millimetrica del combattimento a turni tipico di un Xcom. Gears Tactics riprende infatti l’intera struttura ludica del capolavoro di Firaxis (senza farne mistero), e con questa prova a realizzare una sua visione del genere strategico, velocizzandone alcune procedure gestionali e aggiungendo al contempo una narrazione che non ha nulla da invidiare ai capitoli principali della serie. Con queste premesse, il titolo pubblicato da Xbox Game Studios poteva tranquillamente aspirare alla corona, come in effetti pare lampante dopo qualche ora di gioco, eppure, portata a termine la campagna, dobbiamo ammettere che non è andato tutto come volevamo. La colpa è principalmente di qualche ingenuità legata al bilanciamento, su cui però si potrebbe tranquillamente soprassedere se non fosse per una certa ripetitività che comincia a farsi pesante nella seconda parte dell’avventura. Gears Tactics resta comunque una produzione degna di nota, imponente, in grado di ammaliare anche chi non è propriamente un veterano del genere.

Non è un gioco che si perde in chiacchiere

Gears Tactics non si accontenta di passare per un semplice spin-off, vuole essere qualcosa di più, e infatti mette in campo una narrazione che ha tutti i crismi di un tripla A, con una regia che si attesta sui livelli della serie principale.

Si tratta di una sceneggiatura lineare, peraltro basata su di una storia altrettanto semplice, e tuttavia il racconto è caratterizzato da un alto numero di cutscene -tutte curatissime- dove trovano posto un manipolo di nuovi eroi e qualche faccia nota. La storia è ambientata dodici anni prima degli eventi del primo Gears of War, perciò è da considerarsi a tutti gli effetti un prequel canonico. Gabe “parco macchine” Diaz è un meccanico che ne ha avuto abbastanza del conflitto, e soprattutto della burocrazia militare: quando la guerra è diventata guerriglia si è ritirato nel fondo della sua officina, ma un giorno viene rintracciato dal veterano Sid Redburn, ed è costretto ad imbracciare di nuovo il suo Lancer. Insieme i due dovranno affrontare la minaccia di Ukkon, un gerarca-scienziato delle locuste che con l’ausilio della genetica si diverte a creare nuovi abomini per scopi bellici, ben più grossi di un Brumak.

Gabe e Sid dovranno quindi trasformare la resistenza in un esercito e passare all’offensiva, cercando di far fronte alle numerose perdite e ai dissapori interni. A partire da questo pretesto gli autori hanno creato un plot “on the road“, che vede i nostri eroi in giro per le province di Sera alla continua ricerca di risorse belliche e nuove reclute da aggiungere alla carovana dei COG. Il cammino per la salvezza è diviso in tre atti principali, tocca diverse location e prova ad allestire perfino un paio di colpi di scena e qualche rivelazione interessante, anche se a volte forse un po’ troppo telefonata.

 

In ogni caso, il più grande merito della produzione è proprio la regia, soprattutto per quella sua inequivocabile capacità di ricreare ancora una volta i ritmi hollywoodiani che hanno reso grande la saga, e in uno strategico come questo non è affatto una cosa da poco.

Notevole anche il sound design e il doppiaggio italiano, sempre perfettamente in linea con gli alti standard della serie, come anche l’interpretazione attoriale dei protagonisti, magnificata oltretutto da un Unreal Engine 4 – letteralmente – allo stato dell’arte. Insomma, anche se lo storytelling appare alquanto semplice, il risultato è senza dubbio spettacolare: un grande racconto di “fantaguerra”, fatto di testosterone fieramente americano e proiettili che danzano sul campo, incorniciati dall’inconfondibile atmosfera di Gears of War. Anche soltanto per questo “prestigioso confezionamento”, Xbox Game Studios meriterebbe una medaglia, e chi è in possesso di un Game Pass e un PC non ha scuse per non lanciarsi in battaglia.

Uno contro cento

Quando si parla di gameplay, la faccenda è alquanto semplice: Gears Tactics riprende in toto l’eredità lasciata da XCOM a partire dalla visuale libera “top-down”, così come la progressione delle truppe, la struttura a turni e ovviamente anche l’intero sistema di percentuali. La formula propone inoltre una perfetta trasposizione dell’iconico sistema di coperture ad “aggancio magnetico”, tanto che il passaggio da Gears of War alla scacchiera è praticamente indolore, quasi fosse stato immaginato sin dall’inizio per questo scopo.

Le fondamenta sono dunque solidissime e tutto funziona a meraviglia, col contributo di un’ottima interfaccia, sempre comprensibile e accattivante. Per quanto la base resti invariata, però, Splash Damage e The Coalition hanno sentito il bisogno di personalizzare l’esperienza, e per farlo hanno pensato di ritoccare qualche equilibrio, e anche in questo caso l’operazione è andata a buon fine. Si tratta principalmente del rapporto numerico fra unità nemiche e amiche: se in XCOM gli scontri sono abbastanza “alla pari”, con qualche vantaggio in più ovviamente a favore degli avversari, in Gears Tactics la situazione cambia drasticamente, sfociando in una palese inferiorità numerica per Gabe e i suoi.

In ogni missione potremo infatti schierare un massimo di quattro unità, scelte più o meno liberamente fra eroi e reclute, mentre dall’altra parte ci troveremo a fronteggiare orde e orde di nemici, con un rapporto che spesso è 1 a 10, e in alcuni casi anche di più. Si ha sempre l’impressione di combattere una battaglia campale, proprio come in Gears of War, ma questo significa anche che le locuste sono generalmente più deboli degli umani. Molte unità nemiche possono essere spazzate via con una raffica di Lancer, altre con un semplice colpo della pistola Snub, ma tutte non fanno certo i fuochi d’artificio in termini di IA.

La quantità vince sulla qualità, insomma, ma per noi non si è trattato di un punto a sfavore, anzi, perché così facendo il trinceramento ha tutto un altro sapore, e ti ritrovi ad apprezzare davvero il valore di ogni barricata. Di riflesso anche il ritmo delle battaglie diventa peculiare e ben diverso da quello di Firaxis, e, cosa più importante, il livello di sfida non sembra mai risentirne.

Andando avanti nella campagna, infatti, spuntano fuori anche nemici più scaltri come i Theron o altri corazzatissimi come i Boomer, mentre sul culmine di ogni atto ci sono delle boss fight piuttosto impegnative, caratterizzate dalla presenza di mostri giganti e regole particolari, in grado di far sudare anche i veterani. Le fila del nemico sono dunque piuttosto varie e ben caratterizzate, in più le mappe sono enormi ed estremamente complesse, nonché letteralmente costellate di dislivelli, ostacoli e detriti distruttibili.

Per concludere

Gears Tactics è uno strategico visivamente imponente e ludicamente solido, che raccoglie senza paura l’eredità di Xcom, per poi aggiungervi alcuni importanti ritocchi. Splash Damage e the Coalition optano infatti per una campagna più lineare, che rinuncia quasi completamente alla parte macro-gestionale, caratterizzata però da veri protagonisti raccontati alla maniera spettacolare di Gears of War. Di grande impatto sono sicuramente le cutscene d’intermezzo e il motion performance degli attori, ma Gears Tactics non è soltanto estetica, anzi: il combat system è infatti estremamente efficace e soddisfacente, così come lo è anche il sistema di progressione, che regala al giocatore un’infinità di opzioni di specializzazione e una bella dose di personalizzazioni cosmetiche. Gears Tactics poteva a nostro avviso puntare all’eccellenza, ma purtroppo si ferma qualche metro prima dell’arrivo, appesantito da alcuni difetti strutturali. Oltre a qualche problema di bilanciamento minore, c’è anche il fastidio causato dalla ripetitività delle missioni secondarie, che per quanto buone and un certo punto finiscono per assomigliarsi tutte, e la loro obbligatorietà certo non aiuta. Con queste premesse si poteva fare di più, anche perché l’utenza interessata è molto esigente su certi aspetti, che dunque non possono passare inosservati. Tuttavia l’ultima fatica di Xbox Game Studios è un titolo che ci sentiamo di consigliare di buon grado non soltanto agli amanti del genere (se non altro per rifarsi gli occhi), ma anche a tutti coloro che non sono propriamente veterani, ai quali ovviamente suggeriamo la difficoltà minore. Oltretutto, nel caso vi fosse sfuggita l’informazione, vi ricordiamo che Gears Tactics è disponibile all’interno di quella meraviglia che è il Game Pass per Windows PC: dobbiamo aggiungere altro, soldati?

Voto

Fr3nkMara
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